
Come funziona il nuovo titolo indicizzato all’inflazione e quando può avere senso rispetto a un BTP tradizionale.
Come funziona
Lunedì 15 giugno il Ministero dell’Economia ha aperto il collocamento del BTP Italia Sì, un nuovo titolo di Stato riservato ai risparmiatori retail.
Si tratta di un titolo indicizzato all’inflazione, il cui rendimento è composto da una componente fissa pari all’1,60% e da una componente variabile legata all’inflazione italiana (indice ISTAT FOI).
Nella pratica il funzionamento è semplice: ogni sei mesi il titolo paga una cedola composta da un tasso fisso dell’1,60% annuo, più la variazione dell’inflazione registrata nel semestre.
Se l’inflazione sale, la cedola sale con essa. Se l’inflazione scende, si riduce anche la componente variabile della cedola.
Per chi mantiene il titolo fino alla scadenza di giugno 2031 è inoltre previsto un premio fedeltà pari allo 0,60% del capitale nominale.
In modo semplificato:
Rendimento atteso ≈ 1,60% + inflazione media futura + premio fedeltà
Conviene rispetto a un BTP a tasso fisso tradizionale?
Con i BTP tradizionali che oggi offrono rendimenti superiori al 3%, la cedola dell’1,60% del BTP Italia Sì appare nettamente inferiore. Tuttavia le due cedole non misurano la stessa cosa e il confronto corretto non è sulla cedola, bensì sulla soglia di inflazione di pareggio.
È questa soglia che determinerà la convenienza ad investire nel BTP Italia Sì rispetto ad investire in un titolo a tasso fisso tradizionale. Se l’inflazione media nei prossimi anni sarà superiore a questa soglia, il BTP Italia Sì risulterà più conveniente.
Se invece sarà inferiore, il BTP tradizionale avrà un rendimento maggiore.
Un esempio concreto: il punto di pareggio
Prendiamo come riferimento un BTP a tasso fisso con scadenza giugno 2031 che oggi offre un rendimento intorno al 3,15% (pari alla cedola che paga, essendo che quota intorno alla pari).
Dato che il BTP Italia Sì parte da una componente reale dell’1,60%, il punto di equilibrio si colloca intorno all’1,55% di inflazione media annua.
Questo significa che:
- con inflazione media superiore all’1,55%, il BTP Italia Sì genererà un rendimento complessivo più elevato;
- con inflazione media inferiore all’1,55%, il BTP tradizionale sarà più conveniente.
Qui entrano in gioco le aspettative sull’inflazione, del mercato e soggettive, ma anche gli obiettivi personali e il ruolo che questo strumento dovrebbe avere nel portafoglio.
Quindi è un buon investimento?
Come per ogni strumento finanziario, la risposta dipende da chi lo acquista e dal motivo per cui lo fa.
Può avere senso se:
- vuoi proteggere il potere d’acquisto dei risparmi;
- puoi mantenere l’investimento fino alla scadenza;
- vuoi affiancare ai BTP tradizionali uno strumento più sensibile all’inflazione.
Potrebbe non essere ideale se:
- cerchi il massimo rendimento nominale certo;
- prevedi un’inflazione molto contenuta nei prossimi anni;
- potresti avere bisogno di vendere prima della scadenza.
Conclusione
La domanda giusta non è se il BTP Italia Sì sia migliore di un BTP tradizionale.
La domanda corretta è:
“Ha una funzione utile nel mio portafoglio?”
Il BTP Italia Sì non è uno strumento pensato per massimizzare il rendimento, ma per gestire un rischio specifico: la possibilità che l’inflazione futura risulti più alta delle attese.
In un portafoglio ben costruito non tutti gli strumenti hanno lo stesso obiettivo. Alcuni servono a generare rendimento, altri a proteggere da scenari avversi. Il BTP Italia Sì appartiene chiaramente a questa seconda categoria.
Se l’inflazione rimane contenuta, può risultare meno efficiente rispetto a un BTP a tasso fisso. Ma se l’inflazione dovesse sorprendere al rialzo, tende a compensare proprio dove gli altri strumenti perdono valore reale.
La domanda finale diventa quindi:
“Nel mio portafoglio ho strumenti che mi proteggono se l’inflazione sorprende al rialzo?”
